giovedì 7 giugno 2012

LA CARMEN RUSSO DE' NO' ANTRI 

Perchè quando dicono che l'apparenza inganna dicono un sonora bugia

 

Questo, assieme ad Ottobre, è il mese che preferisco nella mia città: l'aria è rilassata dall'imminente fine delle scuole, il clima è perfetto per fare qualsiasi cosa e alla sera le strade si animano di allegre comitive che bivaccano fuori dai locali, pronte a non prendersi troppo sul serio e riscattare un rigido inverno.
La vita serale di ogni zona ha connotati ben distinti, inutile dirlo, c'è la zona hipster per eccellenza, che fino ad un paio di anni fà era considerata solo un quartiere, ora è IL QUARTIERE, in cui se non ci sei non conti. C'è la zona universitaria, in cui sbarbatelli provenienti da ogni parte d'Italia son capaci di passar con 1 birra un'intera nottata a discutere nella piazzetta, rollando innumerevoli...sigarette (!?) e diventando amici di tutti.
Cè la zona Figa, ritrovo di Babi, ormai trentenni che portano la 2.55, che non chiamano con il nome dell'oggetto, ma Chanel, al braccio sinistro, per far vedere il Cartier regalato da papà e il BZero 1 dall'ultimo spasimante, e di quelli che a prima vista sembrano protettori, in seguito ripuliti, che ancora un pò e assieme a nome, cognome e professione del padre, quando si presentano, sembra che stiano per dirti anche l'esatto importo del loro estratto conto.
C'è la zona turistica, meta di ogni immigrato da altre regioni che la prima sera che qualcuno lo viene a trovare dal paese d'origine lo porta a vedere quelle che per lui sono le meraviglie eterne, mentre per gli autoctoni ferite inflitte a suon di tonnellate di marmo.

Comunque, tiritera su quelle che sono le distinzioni territoriali e sociali che ci sono in ogni città a parte, appare piuttosto evidente come ogni zona abbia un codice comportamentale e un dress code da rispettare, se non altro per non aver quella tipica espressiona da pirla conciato per una prima alla Scala che si ritrova al Concertone del 1° Maggio.
Insomma ieri sera, sebbene stanca, non mi lascio vincere dalla pigrizia e decido di godermi l'aspetto migliore della mia città, niente di impegnativo: un dopo cena con un'amica in un quartiere tranquillo, ricco di enoteche cultrici del buon vino, decisamente poco glamour.
Ma si sta bene, ci puoi andare senza il bisogno di tacchi, trucco, parrucco o altro, anzi, diciamo pure che appartiene a quella periferia vera, che sembra quasi un paesino, in cui sembra si conoscano tutti, la semplicità è la parola d'ordine e ci si incontra al bar per l'aperitivo. In una parola: easy.
C'è la possibilità di sedersi fuori, ci sono tavolini, sedie e botti decorative a delimitare il territorio, così io e amica decidiamo di occupare un tavolo per gustarci, da estimatrici del genere, il bianco ghiacciato prescelto.
La bottiglia non ci era stata ancora conseganta che, con un elegante trambusto, occupano il tavolo vicino al nostro due....come definirle?! Signore?! Bah...se consideriamo che avevano passato 18 anni da qualche tempo, la definizione sembra esser quella giusta, con tanto di prole dai nomi esterofili altisonanti, tipo Kevin, Shakira o Sheila.

La mia attenzione viene catturata immediatamente dal taglio di capelli della bambina che avrà avuto all'incirca cinque anni....
 
Dolcenera San Remo 2012
Ma tenuti più in alto a suon di gel, è stata la mamma a dirci: -E' lo stesso taglio di Dolcenera!.
Ciuffo verde a parte, non trovo nulla di disdicevole nei capelli corti, anzi, per una bambina poi, trovo siano perfetti...Solo che, come dire?! Un taglio del genere lo trovo da adulta, ecco.
E' un taglio molto bello ma al contempo piuttosto aggressivo, si deve saper sdrammatizzare, accessoriare con trucco, insomma ci vuole tanta personalità... Poi però in un lampo di genio guardo le adulte sedute al tavolo ed individuo la colpevole: la mamma aveva lo stesso identico taglio ma tinti di un nero corvino.
Io e amica, dopo esserci scambiate una rapida occhiata eloquente, riprendiamo i nostri discorsi.

Ora però devo fare un piccolo appunto del tutto personale: ho una faccia che dire espressiva è poco, ma non nel senso figo del termine, nel senso che stupore, disappunto, orrore o altro si leggono immediatamente...Insomma, faccio le "facce"! Solo che è una cosa di cui non mi accorgo, che ho imparato un pò a controllare grazie alla mia ex capa che, con tono autoritario, mi diceva -A. Non faccia le facce!

Dopo qualche chiacchiera veniamo nuovamente interrotte dal dispiegamento di forze per una foto, ci giriamo e l'attenzione, ancor prima di tutto, si focalizza sulla Carmen dè no antri, madre della maggior parte della prole presente (2 bambini su 3 erano i suoi): top con scollatura a cascata bordato di paillettes dorate su tette tenute su fino alla mandibola, pantalone in lycra seconda pelle da cui spuntava il filo interdentale usato come biancheria e scarpe...
Le scarpe erano qualcosa di molto simile a queste per tacco e platform.

Indubbiamente il fisico, dopo due evidenti gravidanze, non era niente male, ma c'è quella sottile linea, che si chiama B-U-O-N  G-U-S-T-O, che ci ricorda che anche se siamo delle fighe stellari, con un corpo scolpito a suon di Pilates/Zuma/jogging, non dobbiamo mettere la nostra merce in mostra e soprattutto non conciarsi come novelle Nina Moric in una serata al Billionare per andare a portare in giro il cane.
E' vero che la pubblicità è l'anima del commercio ma è il nostro corpo, dobbiamo forse pubblicizzarlo?

Non vorrei aggiuger altro ma il dovere di cronaca, o meglio il bisogno di sfogo, mi costringe a menzionare le pose scelte per le suddette foto, immediatamente pubblicate sul suo profilo FB, come da sua dichiarazione.
Appoggiata ad una botte, sedere in fuori, come da provetta modella, ad evidenziare la curva della schiena, sguardo al tablet ammiccante e grido di battaglia:- Sono single!
Segue foto con amica altrettanto ammiccante, in cui, poveretta, voleva entrare anche la figlia.

Per giustificare la distrazione dai nostri discorsi io e amica fingiamo interesse per l'altro bimbo, così la mamma, a fine della sessione fotografica ci racconta la sua nuova vita da single.

Il resto verrà discusso nel dibattito pos-femminista a seguire.


venerdì 1 giugno 2012

ABBATTETEMI PRIMA CHE POSSA AVVERARSI QUESTO

Lo so, non si inizia di venerdì, ma io DEVO sfogarmi, altrimenti muoio.
Ieri sera sono stata a festeggiare 25 anni di matrimonio di una coppia.
Ieri sera sono stata a festeggaire 25 anni di matrimonio di una coppia in una pizzeria.
Ieri sera sono stata a festeggiare 25 anni di matrimonio di una coppia in una pizzeria e la cosidetta sposa aveva un abito in taffetà, blu elettrico. Come questo, ma con più volant sul bustino e una cintura di strass e paillettes.



La sposa non era esattamente filiforme così, per slanciarsi, ha deciso di indossare qualcosa di simile a queste, ma grigie e con tanto di collant 30 denari color castoro:


Mi sembra pleonastico aggiungere che non sapeva starci su, infatti poco dopo il bitter colorato l'aperitivo le ha abbandonate in favore di qualcosa di più comodo, per l'esattezza questi:



La sposa aveva un fantastico incarnato, degno delle migliori lampados del Quarticciolo (periferia consolidata della città di Roma, cit.), i capelli sciolti, le extension, così per un riflesso parantipatico (il mio non può esser simpatico, che ci posso fare?) le ho guardato le unghie: una french con ricostruzione sembrava d'uopo, vista l'occasione....E invece no, accidenti! Smalto perlato! Non tutto è andato perduto, mi sono rincuorata: non siamo andati lontani dal  filo conduttore dell'occasione.

La sposa aveva una mamma e una figlia, al momento sorvolo sulla sorella: la prima aveva una gonna nera in voille con cui ha fatto ammirare a tutti i commensali il body contenitivo, la seconda un abito bianco (allego diapositiva):

con cui ha fatto ammirare a tutti i commensali il suo intimo nero (dopo cena è scappata a restituire l'abito alla novella Julia Roberts sull'Ardeatina), delle zeppe in corda, comprate in vista dell'apertura della stagione ad Ostia e calze 20 denari color castoro, comprate assieme alla mamma.

La sposa aveva anche un figlio, secondo me cugino di Costantino Vitagliano, neanche tanto alla lontana:
stesso sorriso, stessi gioielli, stesso colorito, stesso stile:
Costantino Vitagliano ai bei tempi



Per fortuna lo sposo aveva un distinto abito blu, ah gli uomini, sempre vita facile loro, tutte le fortune!

Di tutto rispetto anche gli invitati: c'è che per l'occasione ha indossato un discretissimo Big Ben (ma più grande!) da polso giallo limone, chi ha tirato fuori dall'armadio il coprispalle in acrilico, simil lana, e lurex usato nel Capodanno del 1995, chi l'abito di taffetà (ma ancora lo producono?!) e tulle usato il 6 Gennaio per consegnare calze, carbonie e dolci ai bambini, e chi invece ha preferito il low profile: top+jeans+zoccoli+tinta nero corvino...Era la sorella della sposa, la più grande delusione della serata! Visto le attitudini familiari mi sarei aspettata grandi cose da lei.