LA CARMEN RUSSO DE' NO' ANTRI
Perchè quando dicono che l'apparenza inganna dicono un sonora bugia
Questo, assieme ad Ottobre, è il mese che preferisco nella mia città: l'aria è rilassata dall'imminente fine delle scuole, il clima è perfetto per fare qualsiasi cosa e alla sera le strade si animano di allegre comitive che bivaccano fuori dai locali, pronte a non prendersi troppo sul serio e riscattare un rigido inverno.
La vita serale di ogni zona ha connotati ben distinti, inutile dirlo, c'è la zona hipster per eccellenza, che fino ad un paio di anni fà era considerata solo un quartiere, ora è IL QUARTIERE, in cui se non ci sei non conti. C'è la zona universitaria, in cui sbarbatelli provenienti da ogni parte d'Italia son capaci di passar con 1 birra un'intera nottata a discutere nella piazzetta, rollando innumerevoli...sigarette (!?) e diventando amici di tutti.
Cè la zona Figa, ritrovo di Babi, ormai trentenni che portano la 2.55, che non chiamano con il nome dell'oggetto, ma Chanel, al braccio sinistro, per far vedere il Cartier regalato da papà e il BZero 1 dall'ultimo spasimante, e di quelli che a prima vista sembrano protettori, in seguito ripuliti, che ancora un pò e assieme a nome, cognome e professione del padre, quando si presentano, sembra che stiano per dirti anche l'esatto importo del loro estratto conto.
C'è la zona turistica, meta di ogni immigrato da altre regioni che la prima sera che qualcuno lo viene a trovare dal paese d'origine lo porta a vedere quelle che per lui sono le meraviglie eterne, mentre per gli autoctoni ferite inflitte a suon di tonnellate di marmo.
Comunque, tiritera su quelle che sono le distinzioni territoriali e sociali che ci sono in ogni città a parte, appare piuttosto evidente come ogni zona abbia un codice comportamentale e un dress code da rispettare, se non altro per non aver quella tipica espressiona da pirla conciato per una prima alla Scala che si ritrova al Concertone del 1° Maggio.
Insomma ieri sera, sebbene stanca, non mi lascio vincere dalla pigrizia e decido di godermi l'aspetto migliore della mia città, niente di impegnativo: un dopo cena con un'amica in un quartiere tranquillo, ricco di enoteche cultrici del buon vino, decisamente poco glamour.
Ma si sta bene, ci puoi andare senza il bisogno di tacchi, trucco, parrucco o altro, anzi, diciamo pure che appartiene a quella periferia vera, che sembra quasi un paesino, in cui sembra si conoscano tutti, la semplicità è la parola d'ordine e ci si incontra al bar per l'aperitivo. In una parola: easy.
C'è la possibilità di sedersi fuori, ci sono tavolini, sedie e botti decorative a delimitare il territorio, così io e amica decidiamo di occupare un tavolo per gustarci, da estimatrici del genere, il bianco ghiacciato prescelto.
La bottiglia non ci era stata ancora conseganta che, con un elegante trambusto, occupano il tavolo vicino al nostro due....come definirle?! Signore?! Bah...se consideriamo che avevano passato 18 anni da qualche tempo, la definizione sembra esser quella giusta, con tanto di prole dai nomi esterofili altisonanti, tipo Kevin, Shakira o Sheila.
La mia attenzione viene catturata immediatamente dal taglio di capelli della bambina che avrà avuto all'incirca cinque anni....
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| Dolcenera San Remo 2012 |
Ciuffo verde a parte, non trovo nulla di disdicevole nei capelli corti, anzi, per una bambina poi, trovo siano perfetti...Solo che, come dire?! Un taglio del genere lo trovo da adulta, ecco.
E' un taglio molto bello ma al contempo piuttosto aggressivo, si deve saper sdrammatizzare, accessoriare con trucco, insomma ci vuole tanta personalità... Poi però in un lampo di genio guardo le adulte sedute al tavolo ed individuo la colpevole: la mamma aveva lo stesso identico taglio ma tinti di un nero corvino.
Io e amica, dopo esserci scambiate una rapida occhiata eloquente, riprendiamo i nostri discorsi.
Ora però devo fare un piccolo appunto del tutto personale: ho una faccia che dire espressiva è poco, ma non nel senso figo del termine, nel senso che stupore, disappunto, orrore o altro si leggono immediatamente...Insomma, faccio le "facce"! Solo che è una cosa di cui non mi accorgo, che ho imparato un pò a controllare grazie alla mia ex capa che, con tono autoritario, mi diceva -A. Non faccia le facce!
Dopo qualche chiacchiera veniamo nuovamente interrotte dal dispiegamento di forze per una foto, ci giriamo e l'attenzione, ancor prima di tutto, si focalizza sulla Carmen dè no antri, madre della maggior parte della prole presente (2 bambini su 3 erano i suoi): top con scollatura a cascata bordato di paillettes dorate su tette tenute su fino alla mandibola, pantalone in lycra seconda pelle da cui spuntava il filo interdentale usato come biancheria e scarpe...
Le scarpe erano qualcosa di molto simile a queste per tacco e platform.
Indubbiamente il fisico, dopo due evidenti gravidanze, non era niente male, ma c'è quella sottile linea, che si chiama B-U-O-N G-U-S-T-O, che ci ricorda che anche se siamo delle fighe stellari, con un corpo scolpito a suon di Pilates/Zuma/jogging, non dobbiamo mettere la nostra merce in mostra e soprattutto non conciarsi come novelle Nina Moric in una serata al Billionare per andare a portare in giro il cane.
E' vero che la pubblicità è l'anima del commercio ma è il nostro corpo, dobbiamo forse pubblicizzarlo?
Non vorrei aggiuger altro ma il dovere di cronaca, o meglio il bisogno di sfogo, mi costringe a menzionare le pose scelte per le suddette foto, immediatamente pubblicate sul suo profilo FB, come da sua dichiarazione.
Appoggiata ad una botte, sedere in fuori, come da provetta modella, ad evidenziare la curva della schiena, sguardo al tablet ammiccante e grido di battaglia:- Sono single!
Segue foto con amica altrettanto ammiccante, in cui, poveretta, voleva entrare anche la figlia.
Per giustificare la distrazione dai nostri discorsi io e amica fingiamo interesse per l'altro bimbo, così la mamma, a fine della sessione fotografica ci racconta la sua nuova vita da single.
Il resto verrà discusso nel dibattito pos-femminista a seguire.




